Dallo sviluppo economico raggiunto, dalla struttura di classe e dalla natura politica del regime che impera in Spagna si deducono le principali caratteristiche e contraddizioni della nostra società. In relazione a ciò e come riassunto alla esposizione fatta, si può concludere che la Spagna è un paese a capitalismo monopolistico di Stato, nel quale alle contraddizioni proprie di questo sistema si aggiungono quelle derivate dall'instaurazione e dal dominio di un regime di tipo fascista.
Il fascismo è stato il principale strumento del quale si è servita l'oligarchia latifondista e finanziaria per sottomettere le masse popolari e portare a capo lo sviluppo economico del paese attraverso il monopolio. Questo doppio carattere, monopolistico (imperialista) e allo stesso tempo fascista, è la principale caratteristica dello Stato spagnolo.
Sviluppando la grande industria, l’agricoltura capitalista, il commercio su vasta scala, i trasporti, ecc. e portando a capo la fusione di tutti i settori economici con la Banca, e lo Stato posto al proprio servizio, l’oligarchia ha creato le condizioni materiali per la realizzazione del socialismo, ha fatto crescere il proletariato e lo educa alla scuola della guerra civile quasi permanente.
D’accordo con le considerazioni generali appena segnalate, la rivoluzione pendente in Spagna potrà solo avere un carattere socialista. Non esiste nel nostro paese nessuna tappa rivoluzionaria intermedia, nessun anello della catena storica che possa precedere la rivoluzione socialista. Di conseguenza, l’obiettivo strategico che persegue il Partito è la demolizione dello Stato fascista, l'espropriazione dell’oligarchia finanziaria latifondista e l’instaurazione della Repubblica Popolare.
Il proletariato è la classe più sfruttata e oppressa, la meglio organizzata e la più rivoluzionaria della popolazione e, perciò stesso oltre ad essere la classe chiamata a dirigere gli altri settori popolari, costituisce la principale forza motrice della rivoluzione. Insieme alla classe operaia, i piccoli contadini e altri molti lavoratori e semiproletari (piccoli trasportatori, impiegati, autonomi, ecc.), così come i popoli delle nazionalità oppresse e gli intellettuali progressisti, possono prendere parte attiva nella lotta per l’abbattimento del capitalismo o assumere una posizione di neutralità.
Tra questi settori, i più vicini al proletariato sono i semiproletari e i piccoli contadini pieni di debiti con le banche. Nella prospettiva dei loro interessi futuri, tutti questi settori sono oggettivamente interessati alla rivoluzione socialista, anche se oscillano continuamente tra le posizioni coerentemente democratiche e rivoluzionarie del proletariato e il riformismo borghese. La tattica del Partito cerca di attrarli dalla parte del proletariato, con l’obiettivo di abbattere con la forza l’oligarchia finanziaria e latifondista e attrarre la piccola borghesia o cercare di neutralizzarla.
Il Partito non può proporsi di portare direttamente la classe operaia dalla situazione attuale alla presa del potere. Per fare ciò sono necessarie determinate condizioni interne ed esterne, una potente organizzazione e abbondanti esperienze politiche, tanto da parte delle masse quanto dello stesso Partito. Tutto questo dovrà essere costruito o si andrà creando nel corso della lotta rivoluzionaria e nello stesso processo di abbattimento del regime capitalista.
Con l’instaurazione della Repubblica Popolare inizia il periodo che va dall’abbattimento dello Stato fascista e imperialista all’insediamento della dittatura del proletariato. Questo periodo coprirà una breve tappa di transizione che può essere considerata anche come inizio della ristrutturazione socialista, la quale dovrà essere presieduta da un governo provvisorio che agisca come organo delle ampie masse del popolo in armi. La principale missione di questo governo sarà di schiacciare l’opposizione violenta della grande borghesia e degli altri settori reazionari e garantire la realizzazione di elezioni veramente libere per la formazione di un’Assemblea Costituente. Questa Assemblea elaborerà la Costituzione e nominerà il nuovo governo democratico.
Il Programma del Partito per questa tappa di transizione si riassume nei seguenti punti:
1) Formazione di un Governo Provvisorio Democratico Rivoluzionario.
2) Creazione di Consigli operai e popolari come base del nuovo potere.
3) Scioglimento di tutti i corpi repressivi della reazione e armamento generale del popolo.
4) Liberazione dei prigionieri politici antifascisti e processo per tutti i torturatori e gli assassini controrivoluzionari. Ampio indulto per i detenuti per motivi sociali
5) Esproprio, e passaggio nelle mani dello Stato, della Banca, delle grandi proprietà agropecuarie, dei monopoli industriali e commerciali e dei principali mezzi di comunicazione.
6) Riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei popoli basco, catalano e galiziano. Indipendenza per la colonia africana delle Canarie. Restituzione di Ceuta e Melilla al Marocco.
7) Soppressione di tutti i privilegi economici e politici della Chiesa; separazione radicale tra la Chiesa e l’insegnamento. Libertà di coscienza.
8) Libertà di espressione, organizzazione e manifestazione per il popolo. Il diritto allo sciopero sarà una conquista irrinunciabile dei lavoratori.
9) Inserimento della donna, in assoluta uguaglianza con l’uomo, nella vita economica, politica e sociale.
10) Riconoscimento di tutti i diritti lavorativi, politici, sociali, ecc. degli operai immigrati. Sradicamento di tutte le forme di oppressione e discriminazione razziale, sessuale e culturale.
11) Riduzione della giornata lavorativa. Lavoro per tutti. Miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro.
12) Alloggi dignitosi ed economici; sicurezza sociale, sanità e insegnamento a carico dello Stato.
13) Diritto per la gioventù a ricevere una formazione integrale e gratuita, un lavoro sano e ben retribuito, a disporre di spazi e altri mezzi per il libero sviluppo delle proprie attività.
14) Uscita immediata dalla NATO e dall’UE, così come dalle altre organizzazioni create per l’aggressione e il saccheggio imperialista.
15) Smantellamento delle basi militari straniere sul nostro territorio e reintegrazione di Gibilterra.
16) Applicazione dei principi di coesistenza pacifica nei rapporti con tutti i paesi. Appoggio alla lotta di liberazione dei popoli oppressi.
Solo un governo rivoluzionario formato dai rappresentanti delle organizzazioni popolari, che agisca come organo dell’insurrezione popolare vittoriosa, possederà la forza e l’autorità necessarie per organizzare le elezioni di un’assemblea di rappresentanti del popolo. Con il nuovo governo si porterà a termine la distruzione totale della vecchia macchina statale della borghesia, si abbatteranno dalle fondamenta i pilastri sopra i quali si reggono il dominio e i privilegi del capitale (questa è la prima condizione di ogni rivoluzione veramente democratica e popolare) e verranno immediatamente avviate le trasformazioni economiche e sociali necessarie, facilitando così lo stabilirsi del potere popolare e, all’interno di esso, l’egemonia politica del proletariato.
Qualsiasi potere che voglia definirsi popolare deve essere basato sul popolo armato e sulle organizzazioni politiche autenticamente democratiche. Organizzando il proprio esercito e la milizia, e basandosi sugli organi politici di potere, sarà il modo in cui le masse rivoluzionarie potranno difendere le loro conquiste ed esercitare il controllo sul proprio Governo.
Le masse popolari devono essere in grado di eleggere liberamente e, se necessario, di revocare i propri rappresentanti. In ciascuna fabbrica, in ciascuna impresa agricola, in ogni unità militare, centro di insegnamento, in ogni villaggio, città, distretto, ecc., verranno eletti Consigli. Questi saranno gli organismi decisionali ed esecutivi del nuovo potere, con poteri e autonomia proprie per organizzare e dirigere ogni tipo di attività sociale: dal lavoro all’attività sportiva, dalla polizia sino all’amministrazione giudiziaria.
Tutti i prigionieri comunisti, indipendentisti, anarchici, antimilitaristi, antimperialisti e antifascisti verranno immediatamente liberati. Questa è oggi una sentita aspirazione che non verrà disattesa. Tuttavia, con i torturatori e con i criminali controrivoluzionari bisognerà fare giustizia. Quanti si siano distinti nella repressione verranno detenuti e castigati in maniera esemplare, cosa che avverrà tramite i Tribunali Popolari. Questo non sarà fatto per vendetta, ma per necessità politica, dato che i reazionari, anche dopo la rivoluzione, continueranno a tentare di recuperare il potere e i privilegi perduti, e quindi la rivoluzione dovrà difendersi da loro, reprimendoli e dissuadendoli.
La rivoluzione porterà a termine la nazionalizzazione dei mezzi fondamentali di produzione; non si tratta, tuttavia, di espropriare i risparmi né la piccola proprietà legittimamente acquisiti con il lavoro e lo sforzo personale e familiare, come può essere la terra dei piccoli contadini, né tutti quei beni o oggetti di uso personale e domestico (come la casa, l’automobile, ecc.). Il nuovo potere metterà a disposizione delle famiglie e delle persone senza casa gli alloggi non occupati. Per il resto, il capitale e le grandi imprese nazionalizzate passeranno a dipendere dallo Stato e verranno controllate dai Comitati o Consigli Operai e Popolari. In questo modo, i lavoratori diventeranno i padroni effettivi dell’economia nazionalizzata e la metteranno al loro servizio.
Il principio all’autodeterminazione è un diritto universalmente riconosciuto della democrazia politica che il nuovo Stato nato dalla rivoluzione in Spagna dovrà rendere effettivo. Nel lasso di tempo più breve possibile, verrà convocata un referendum affinché i popoli delle nazionalità decidano per conto proprio se desiderano separarsi per fondare uno Stato a parte, o restare uniti in un piano di assoluta eguaglianza economica, politica e culturale. In qualunque caso, il nuovo governo, i partiti politici e le organizzazioni popolari dovranno rispettare la decisione liberamente espressa dai popoli delle nazionalità e facilitare l’esercizio di tutti i loro diritti.
Il Nuovo Potere Popolare realizzerà l’espropriazione dei controrivoluzionari, di tutti quelli che abbiano collaborato attivamente con la controrivoluzione, anche quando si tratti di piccoli proprietari. Gli altri, coloro che saranno dalla parte del popolo, verranno aiutati dallo Stato in modo effettivo, mediante crediti a interesse basso o nullo; pagando loro giusti prezzi per i loro prodotti, fornendo loro aiuti tecnici ecc. Queste misure dovranno coincidere con gli interessi politici ed economici della rivoluzione.
Dopo l’abbattimento dell'oligarchia, i principali mezzi di comunicazione, di stampa , di distribuzione, ecc., passeranno ad essere controllati e diretti dal popolo mediante le sue organizzazioni rappresentative. Solo in questo modo potranno essere garantiti l’esercizio dei diritti di espressione e quello ad un’informazione verace e obiettiva, così come ad una cultura veramente democratica.
Rispetto al diritto di sciopero, bisogna tenere presente che ci troveremo in una tappa di transizione nella quale continuerà ad esistere un certo tipo di proprietà privata su piccola e media scala. In queste condizioni, sia per prevenire misure ingiuste del governo, sia, soprattutto, per lottare contro le arbitrarietà che sorgeranno inevitabilmente da parte dei piccoli e medi industriali, il Nuovo Potere Popolare dovrà garantire il diritto di sciopero e di manifestazione.
Insieme all’applicazione dei principi di coesistenza pacifica, il nuovo Stato offrirà tutto il suo appoggio alla lotta delle nazioni e dei popoli oppressi e darà preferenza, nei suoi rapporti, ai paesi liberati dal giogo imperialista, stringendo rapporti di amicizia e cooperazione. In questo modo, si contribuirà alla causa della rivoluzione mondiale, isolando e indebolendo l’imperialismo.
L’azione del Partito e la sua linea politica dovranno rispondere sempre agli interessi immediati e futuri delle masse e tenere ben presenti le loro aspirazioni, il loro stato d’animo e la loro predisposizione alla lotta.
Nello svolgere il nostro lavoro generale, dobbiamo tenere conto che le masse non costituiscono un tutto omogeneo e che in esse sono presenti diversi gradi di coscienza politica e di organizzazione. Si potrebbe dire che il movimento di masse è costituito da tre settori principali. In primo luogo, la lotta sindacale degli operai, la protesta e le rivendicazioni cittadine e altri tipi di lotte settoriali. In un gradino un po’ più elevato si trovano i collettivi e le organizzazioni che svolgono azione di denuncia del terrorismo di Stato, si occupano di solidarietà con i prigionieri politici, lottano contro l’imperialismo e il militarismo, ecc., e che avanzano varie rivendicazioni politiche al Governo. Questo può essere definito come il livello intermedio, perché possiede un maggior grado di coscienza politica. Sopra questo livello si trova il movimento politico di resistenza organizzato, il quale non si limita alla lotta economica e sociale, né si ferma alla denuncia degli abusi e dei soprusi del potere ma, inoltre si propone di abbatterlo e di conseguenza fa continui preparativi a tutti i livelli per riuscirvi. Questo è il settore più cosciente e meglio organizzato, costituisce l’avanguardia ed è costituito, principalmente, dal Partito e dalla guerriglia.
La maggior parte del movimento operaio e popolare non è cosciente della necessità dell’abbattimento dello Stato capitalista, anche se è apertamente in scontro e in lotta contro esso. Questa situazione impone al Partito il compito di elevare il livello di coscienza politica delle masse affinché facciano proprio il suo Programma e si organizzino per tradurlo in pratica. Con questo scopo dobbiamo unire, prima di tutto, il settore più avanzato attorno alla direzione del Partito, di modo che, appoggiandoci a esso, possiamo attrarre il settore intermedio, elevare il livello dei più arretrati e guadagnare entrambi alla causa.
Questo importante compito è inseparabile dalla lotta generale contro il sistema capitalista e, in particolare, dalla lotta politica. In questo terreno il Partito persegue attualmente, come principale obiettivo, l’isolamento politico e sociale del regime, allo scopo di poter concentrare contro di esso tutte le forze rivoluzionarie per distruggerlo. Con questo fine, sostiene e organizza il boicottaggio allo Stato, alle sue istituzioni e leggi, alle sue mascherate elettorali, così come ai partiti e sindacati che lo appoggiano. In questo senso, va precisato che la nostra tattica di boicottaggio risponde alla natura del regime politico spagnolo. È una tattica generale, ma il Partito non fa del boicottaggio una questione di principio, e non si può escludere che in alcune circostanze politiche concrete, particolari, sostenga la partecipazione, se con ciò si contribuisce a isolare il fascismo e, in definitiva, a elevare la coscienza rivoluzionaria delle masse e organizzarle per la lotta per la conquista del potere.
Il Partito non riconosce né si sottomette alla Costituzione che legittima il regime monarchico-fascista imposto da Franco e dall’Esercito e che consacra il sistema di sfruttamento capitalista e l’oppressione nazionale. Il Partito chiama le masse a opporsi a questo regime nella maniera più risoluta, a organizzarsi indipendentemente da esso, a estendere la protesta, la disobbedienza civile e a impiegare tutte le forme di resistenza. Nello stesso tempo in cui organizza e sprona questo movimento, il Partito deve spiegare a tutti i lavoratori l’importanza della lotta per i diritti e le libertà democratiche e, in particolare, la lotta contro il terrorismo di Stato, contro le leggi e i tribunali speciali di repressione e contro l’applicazione sistematica della tortura ai detenuti e ai prigionieri politici.
La classe operaia è più interessata che qualsiasi altro settore della popolazione a portare la lotta contro lo Stato capitalista alle sue estreme conseguenze e, di fatto, da molti anni è alla testa del movimento popolare come sua autentica avanguardia. Però, affinché il proletariato continui a svolgere questo ruolo e possa condurre la lotta sino alla fine deve agire unito, come forza politica indipendente e basarsi sulle proprie forze.
In particolare, è nelle grandi fabbriche, che concentrano i nuclei più numerosi, più combattivi e meglio organizzati del proletariato , dove il Partito deve concentrare i suoi sforzi, promuovendo, là dove è presente, le forme di organizzazione e i metodi di lotta più avanzati, già sperimentati o creati dallo stesso movimento di massa.
È necessario sviluppare il movimento sindacale indipendente della classe operaia, articolandolo in base alle assemblee e alle commissioni di delegati, elette nelle stesse con procedure democratiche, per agire uniti contro la politica economica e sociale del Governo (contro le riconversioni, il taglio della previdenza sociale, ecc.) e contro i ritmi di lavoro estenuanti, le norme vessatorie e gli altri abusi dei padroni.
Le lotte economiche o per i miglioramenti immediati dei lavoratori sono una delle forme più importanti che riveste la lotta di classe nella società borghese. Il Partito ha la missione di organizzare, mettersi alla testa e dirigere queste lotte, perché, oltre a contrastare il progressivo impoverimento delle masse, contribuiscono ad elevarne il livello di coscienza e organizzarle per mettere fine allo sfruttamento capitalista. Per questo il Partito sprona e aiuta gli operai a creare qualsiasi tipo di organizzazione (per la lotta sindacale, culturale, di autodifesa, ecc.).
Nella misura in cui nelle grandi imprese e fabbriche si sviluppa l’automazione, diminuisce il numero di operai specializzati e aumenta il numero di tecnici e di quadri. Questa tendenza alla crescente separazione tra lavoro semplice e il lavoro complesso e alla continua gerarchizzazione salariale, si oppone alle aspirazioni egualitarie che sono sempre esistite all’interno della classe operaia. In generale, questo settore di quadri e tecnici, in momenti favorevoli, si comporta come una casta estranea alla classe operaia e si identifica con il regime della borghesia. Tuttavia quando giunge la crisi prende coscienza della propria condizione di salariati e tende a scontrarsi con i padroni e con il suo Stato. Il Partito deve, prima di tutto, attenersi alle rivendicazioni e alle esigenze degli operai più sfruttati, che sono l’immensa maggioranza, sviluppando tra essi l’organizzazione e la lotta unitaria, cosa che costringerà a quest’altro settore a schierarsi e prendere posizione.
In ogni paese, nella lotta contro la borghesia, la classe operaia può contare solo sull'aiuto e l'appoggio autenticamente incondizionato che le viene prestato dal proletariato rivoluzionario internazionale.
Partendo da questo principio il PCE(r) preconizza l’unità di tutte le forze e settori popolari che si oppongono al fascismo, al monopolio e all’imperialismo, mentre lavora attivamente per sviluppare diversi tipi di collaborazione con detti settori. Su questo terreno, l’esperienza ha dimostrato già molte volte che l’unità non si raggiunge stipulando patti o alleanze intorno a un tavolo e, meno ancora, facendo concessioni ideologiche e politiche. L’unità necessaria delle forze popolari è possibile raggiungerla solo tramite la lotta. In primo luogo, sviluppando la lotta indipendente contro l’oligarchia e il suo Stato, ma anche, e allo stesso tempo, denunciando i tentennamenti e le incoerenze della piccola borghesia democratica e di altre forze progressiste intermedie.
L’ostilità che a volte incontriamo in questi settori non ci può scoraggiare nei nostri propositi. Dobbiamo essere capaci di unirci, persino con quelli che non sono d’accordo con noi perché, diversamente, che senso avrebbe parlare di unità? Questo non esclude, ma presuppone, la critica reciproca su tutti gli aspetti dell’attività politica.
Tra tutti i settori popolari che si oppongono ai monopoli e al fascismo evidenziamo i contadini. Quello dei contadini è uno dei settori più sfruttati e oppressi della popolazione e si trova solo a un passo dalla classe operaia, della quale ingrossa continuamente le fila. Per questa ragione è suscettibile a unirsi alla lotta per il socialismo e di fatto da tempo si scontra con il monopolismo. La coscienza di proprietari è però talmente radicata in essi che è indispensabile un massiccio lavoro di propaganda al fine di convincerli dell’inevitabilità e dei vantaggi del socialismo, della superiorità delle forme collettive di produzione e dell’assoluta necessità di una stretta alleanza politica con la classe operaia.
Un altro importante settore, che il Partito incoraggia e aiuta, è formato dai movimenti di liberazione delle nazioni oppresse che si trovano in aperto scontro con lo Stato fascista e imperialista spagnolo e portano avanti una difesa coerente dei diritti nazionali e democratici.
Il Partito appoggia e sprona la lotta per le esigenze democratiche che rispondono alle necessità delle masse popolari. Nella lotta per la conquista di queste rivendicazioni dobbiamo sforzarci per raggiungere la maggiore confluenza di tutti i settori della popolazione interessati ad esse, e che includono il movimento antimilitarista, quello degli studenti, quello delle donne che lottano per i propri diritti, quello dei giovani appartenenti alle classi e agli strati popolari, quello degli intellettuali progressisti e, in generale, di tutti quelli che soffrono sulla propria pelle e nella propria coscienza gli effetti delle piaghe capitaliste: la disoccupazione, lo sfruttamento, il razzismo, il deterioramento dell'ambiente, la droga, la repressione in tutte le sue forme, la discriminazione, l'esclusione...
Dobbiamo raggruppare intorno alla classe operaia tutte queste forze al fine di mettere freno al costante deterioramento delle condizioni di vita e alla soppressione delle libertà democratiche, appoggiarci nella lotta comune e formare un potente movimento di resistenza popolare, antifascista e antimperialista. In questo modo riusciremo a guadagnare alla causa le ampie masse e avanzeremo verso il raggiungimento degli obiettivi socialisti e comunisti della rivoluzione.
Le classi avanzate della società sono sempre state costrette a ricorrere alla violenza rivoluzionaria per sopprimere le forme di vita ormai caduche e aprire il cammino ad altre nuove. La violenza è la levatrice di qualunque vecchia società che porta nel suogrembo quella nuova. Naturalmente, la classe operaia preferisce prendere il potere in modo pacifico. Tuttavia l’esperienza dimostra che, finché non sarà abbattuta la borghesia nei principali paesi imperialisti, il processo di transizione dal capitalismo al socialismo non potrà realizzarsi in modo pacifico e legale, utilizzando la via parlamentare; e questo per la semplice ragione che la borghesia monopolista non accetterà di ritirarsi volontariamente e pacificamente dal potere.
Gli attuali Stati capitalisti, in virtù delle esperienze che hanno accumulato, non permetteranno al movimento operaio rivoluzionario di accumulare e concentrare le proprie forze in maniera pacifica, dato che questi Stati sono la controrivoluzione organizzata permanentemente. Oggi non ci troviamo nell’epoca della libera concorrenza economica e della dittatura democratico-borghese, quando era ancora possibile per la classe operaia organizzarsi e utilizzare le istituzioni borghesi per lottare contro le stesse istituzioni, così come ha segnalato Engels. L’instaurazione di forme di potere di tipo fascista e poliziesche nella quasi totalità dei paesi capitalisti ha finito per mandare in rovina e rendere inutili i vecchi metodi di lotta pacifica e parlamentare, il che, d’altra parte, non ha impedito che nascessero e si affermassero altri metodi nuovi.
In Spagna, negli ultimi decenni, la classe operaia e altri settori sfruttati e oppressi della popolazione non solo hanno ricevuto il piombo fascista e hanno versato decine di volte il loro sangue, ma hanno anche combattuto con tutti i mezzi a disposizione, senza dare tregua, alle forze repressive; le hanno affrontate con barricate e con tutte le forme di lotta violenta, procurato loro numerosi morti e feriti. Questo è stato accompagnato da scioperi e dall’imposizione di assemblee aperte nei quartieri, nelle università e nei centri di lavoro, da commissioni di delegati, dalla formazione di picchetti e da molti altri metodi di lotta democratica del tipo più avanzato.
In questa situazione generale, e in coincidenza con l’aggravarsi della crisi economica e politica del regime e la recrudescenza della repressione, rinasce nel nostro paese alla fine degli anni sessanta la lotta armata, in forma di guerriglia urbana, realizzata da piccoli gruppi o distaccamenti armati. A partire da allora, la combinazione delle azioni armate guerrigliere con gli scioperi, le manifestazioni, i sabotaggi, ecc., si è distinta come la principale forma di lotta del movimento operaio e popolare.
Questa combinazione di diversi metodi di lotta dà luogo a un vasto movimento di nuovo tipo che ci porta a classificarlo come movimento di resistenza popolare.
In questo movimento, la lotta delle masse e l’attività del Partito svolgono il ruolo principale. La lotta armata guerrigliera e l’organizzazione militare sono forme di lotta e organizzazione subordinate alle precedenti. In Spagna, la guerriglia non potrà accumulare la forza militare necessaria per abbattere e annichilare da per sé l’esercito fascista. Dovrà essere l’insurrezione generale delle masse, combinata con la lotta dell’esercito guerrigliero, che dovrà al momento opportuno abbattere lo Stato capitalista. Da lì che le principali funzioni che dovrà svolgere la guerriglia in questa tappa di lotta politico-militare siano quelle di continuare ad aiutare il movimento di masse e le sue organizzazioni, contribuire a creare tutte le condizioni (politiche, economiche, organiche, militari, ecc.) per incorporare le grandi masse alla lotta per il potere e cercare, nello stesso tempo, di rafforzarsi.
Le funzioni della lotta armata e l'organizzazione guerrigliera non sono limitate da condizioni momentanee, insurrezionali o locali (e perciò di carattere tattico), ma sono permanenti. Questo viene determinato dalle condizioni del regime economico e politico dell’imperialismo, così come dalla crisi e dallo sviluppo della lotta di classe. In questo modo, la lotta armata guerrigliera diventa una parte essenziale della strategia rivoluzionaria del proletariato.
Tutto ciò obbliga il Partito a dover prendere in considerazione la lotta armata non solo dal punto di vista dell’insurrezione e della situazione rivoluzionaria in generale, ma anche e soprattutto negli aspetti dell’organizzazione dell’esercito guerrigliero e della strategia della guerra popolare prolungata.
La lotta di resistenza avrà inevitabilmente un carattere prolungato, perché non solo ci opponiamo a un nemico che conta su un apparato statale ramificato e centralizzato, con mezzi relativamente potenti e un notevole appoggio da parte dell’imperialismo internazionale, ma anche perché bisogna scartare ogni possibilità di organizzare le grandi masse attraverso mezzi legali che, in un momento determinato, permettano di far fronte alla reazione e abbattere lo Stato capitalista con l’insurrezione armata. Questo è già passato alla storia. Ai nostri giorni, i monopolisti non permetteranno alle masse di concentrare le loro forze, né si lasceranno sorprendere da una insurrezione generale che esploda in un dato momento. Di più, nelle condizioni della Spagna, il fascismo non permetterà nessun tipo di organizzazione minimamente indipendente della classe operaia e degli altri settori popolari; non concederà la minima opportunità in questo senso. Per questo motivo, qui c’è posto solo per la resistenza politica e la lotta armata di modo che, quando si verifichi l’insurrezione, dovrà essere preparata da lunghi anni di resistenza del movimento popolare in un processo durante il quale si verificheranno numerosi avanzamenti e arretramenti, nel quale si dovrà imparare a utilizzare tutti i metodi di lotta e nel quale il politico e il militare si dovranno combinarsi in forma adeguata.
I comunisti dobbiamo cercare di dirigere tutte le forme di lotta del proletariato e di altri settori del popolo. Tra queste varie forme, si distingue la lotta armata guerrigliera. Il Partito deve fare tutti i sacrifici che siano necessari per sostenere la guerriglia, procurarle l’appoggio delle masse e garantire la sua direzione.
L’organizzazione armata guerrigliera è la parte avanzata del movimento operaio e popolare e da esso riceve ogni tipo di aiuto e appoggio. Se non potesse fare affidamento su questo aiuto e sull’inesauribile fonte di reclutamento che suppongono le masse, da tempo sarebbe stata sconfitta dalla reazione.
L’organizzazione armata guerrigliera non ha interessi differenti da quelli delle masse popolari. Di conseguenza, il suo obiettivo politico non può essere altro che l’abbattimento del regime della borghesia imperialista, l’esproprio dei monopoli e la restaurazione della Repubblica Popolare. Le attività armate guerrigliere devono contribuire al raggiungimento di questo obiettivo fondamentale e rispondere, in qualunque momento, alle necessità del movimento politico delle masse; insomma, non devono essere azioni isolate.
La guerra di guerriglia è una forma di guerra civile che, anche se larvata, è li e matura tutti i giorni. In quanto guerra, richiede un’analisi e un metodo militare per poter essere portata a capo con successo. Però non si deve perdere di vista il fatto che la guerra di guerriglia, come qualunque guerra, essendo la continuazione della lotta politica (ma portata avanti attraverso altri mezzi, i mezzi violenti), deve essere sempre diretta dalla politica, dal Partito. È il Partito che guida il fucile.
La guerra di guerriglia risponde a profonde cause economiche, politiche, sociali e storiche. Queste cause vengono analizzate dal Partito alla luce del marxismo-leninismo, traendo dal suo studio le leggi generali di questa guerra popolare, la strategia e la tattica. Non è alla portata dell’organizzazione armata -come tale- l’elaborazione del programma o la strategia; questo è unicamente alla portata del Partito e sono compiti essenzialmente suoi.
D’altra parte, è necessario mantenere una rigorosa separazione organica tra il Partito e la guerriglia. Il movimento di resistenza e lo stesso Partito Comunista hanno molteplici compiti da assolvere che non rientrano, in nessun modo, nella rigidità di un esercito o di un movimento militarizzato. Le lotte delle ampie masse di operai e di lavoratori hanno bisogno della direzione politica del Partito Comunista. Questi incanala il loro ardore e la loro determinazione rivoluzionaria, sintetizzando le esperienze delle loro lotte e ampliandole. Il Partito, come distaccamento di avanguardia e nucleo dirigente del proletariato, è quello meglio preparato per portare a buon fine i compiti di tipo fondamentalmente politico, ed è suo obbligo farlo. In caso contrario, il movimento delle ampie masse sarebbe facilmente disorientato e diviso e cadrebbe nella demoralizzazione. Il Partito garantisce, contemporaneamente, la connessione tra la guerriglia e il movimento politico delle ampie masse. Lo stabilirsi di questi legami consente al Partito di dare continuità all’attività guerrigliera, promuovendo l’annessione della gioventù antifascista nelle sue fila e nutrendole di comunisti esperti e decisi.
Per parte loro, i membri del Partito che sviluppano la loro attività nelle organizzazioni guerrigliere difendono all’interno di esse le posizioni coerentemente democratiche e rivoluzionarie del proletariato, attenendosi al carattere popolare di queste organizzazioni e dando esempio di dedizione e slancio. La presenza dei comunisti nella guerriglia e il loro lavoro politico e ideologico rafforzano l’unità interna e la disciplina dell’organizzazione militare, la dotano di un’alta morale di combattimento e di un’ampia prospettiva; nello stesso tempo, garantisce il buon esito delle loro azioni, così come la scelta del momento migliore per realizzarle e i giusti mezzi per raggiungere gli obiettivi.
Considerando che il fascismo e l'imperialismo in Spagna affondano le loro radici non solo nella soppressione delle libertà, ma anche nel soggiogamento dei popoli, la lotta contro l'oppressione nazionale in generale e, in particolare in ogni nazione oppressa, acquista un'importanza fondamentale nella lotta per l'abbattimento del regime. Per tutto questo, i comunisti in tutto lo Stato, ma soprattutto in ciascuna di queste nazioni, dobbiamo prendere con forza nelle nostre mani la bandiera dei diritti nazionali, stappandola alle manipolazioni della borghesia.
Facendo proprie la questione nazionale e le rivendicazioni nazionali che il capitalismo non ha risolto e che non possono trovare soluzione sotto questo sistema, la classe operaia dà ad esse un contenuto socialmente diverso. Per gli operai, la lotta per i diritti nazionali è indissolubilmente legata ai suoi interessi di classe, alla lotta per il potere politico, alla lotta per il socialismo. Da ciò deriva che il principio dell’internazionalismo proletario, l’unione degli operai delle distinte nazionalità venga ad essere la base per risolvere la questione nazionale in Spagna.
Su questa base si appoggia il proletariato rivoluzionario per difendere il diritto alla secessione e all’indipendenza della Galizia, di Euskal Herria e della Catalunya, e lottare instancabilmente perché venga riconosciuto. Il centro dell’attenzione del Partito nel lavoro di educazione internazionalista degli operai deve collocarsi nella denuncia dello sciovinismo spagnolo e nel proclamare la difesa della libertà di secessione delle nazioni oppresse dallo Stato. Però, affinché questa attività non venga utilizzata dal nazionalismo borghese reazionario per ottenebrare la coscienza di classe degli operai dividendoli per nazioni per subordinarli ai suoi interessi, i comunisti di ciascuna di queste nazioni, a loro volta, devono sostenere e propagandare l’unione volontaria e, in termini di assoluta uguaglianza nazionale, di tutti gli operai e popoli sfruttati e oppressi dallo stesso Stato.
La possibilità che, nell'ambito dello Stato spagnolo, una o più nazioni optassero per l'indipendenza era fino ad ora qualcosa di poco probabile. Tuttavia, a causa dell'aggravarsi della crisi del sistema capitalista, dell'acutizzarsi delle contraddizioni interimperialiste e delle loro ripercussioni in Spagna, questa possibilità non è da scartare in assoluto. Per questo il Partito, conseguentemente con la sua difesa del diritto all'autodeterminazione e al fine di debilitare lo Stato fascista, non esiterà nel prestare appoggio a questi popoli nel caso decidessero separarsi dallo Stato e proclamare la propria indipendenza.
La lotta contro l'oppressione nazionale fa parte e si fonde con le lotte per le libertà democratiche e con la lotta per il socialismo, sono unite e non esiste una soluzione completa per nessuna di essa restando separate. Per questo, partendo dalle peculiarità nazionali, è imprescindibile integrarle in un unico fiume di lotta rivoluzionaria capace di rompere tutti gli argini della divisione e della confusione che impone il sistema e di distruggere lo Stato. Questa sarà l'unica garanzia per conquistare i diritti politici, sociali e nazionali di tutti e di ciascuno dei popoli.
La crisi capitalista mondiale e la bancarotta del revisionismo moderno hanno fatto nascere nuovi centri imperialisti di potere e hanno aggravato tutte le contraddizioni del sistema. Da lì che si sia fatta più acuta la lotta tra gli Stati capitalisti più forti per una nuova spartizione del mondo e si profilano nuove strategie economiche, politiche e militari, così come nuove alleanze. Sul piano mondiale, le contraddizioni che fanno affrontare tra loro i gruppi monopolisti e gli Stati imperialisti oggi emergono, nuovamente, come la contraddizione principale.
L'imperialismo non è un tutto omogeneo, giacché la sua imposizione esacerba e complica ancora di più le contraddizioni del capitalismo. Questo succede perché la sua peculiarità essenziale non sono i monopoli puri, ma i monopoli insieme allo scambio, il mercato, la piccola e media produzione, la concorrenza e la crisi.
Nella corsa per vincere i propri concorrenti, gli Stati monopolisti adottano misure di tipo protezionista che poi si rinfacciano l’un l’altro, praticano il dumping, limitano gli investimenti, esigono contropartite, ecc. A differenza della prima metà del secolo, durante la quale le zone di frizione erano, principalmente, nelle colonie e nelle semicolonie, oggi l’asse delle lotte monopoliste si è spostato sui mercati interni degli stessi paesi imperialisti, cosa che rende la concorrenza ancor più aggressiva.
È anche vero che non tutto nelle relazioni tra le potenze capitaliste è basato sulla politica della forza e sul confronto. Esistono anche le alleanze e gli accordi di pace, che vengono ad essere come tregue tra le guerre. Tuttavia, in un’epoca di crisi generale come l’attuale, tali accordi sono solo aspetti parziali che, nel giro di pochi anni, si possono rompere o diventare carta straccia. In questo modo, gli accordi e i trattati tra gli stati capitalisti passano in secondo piano, mentre le lotte interne, gli antagonismi, le vecchie rivalità e le dispute occupano sempre più il primo piano.
Queste rivalità che in altri tempi sono state motivo di frequenti scontri, conflitti e guerre, conducono a nuovi scontri tra gli Stati imperialisti per la ripartizione e il saccheggio del mondo. Come diceva Lenin: Sotto il capitalismo non si concepisce altro fondamentoper la spartizione delle sfere di influenza, degli interessi, delle colonie, ecc., che la forzaeconomica generale, finanziaria, militare, ecc. (5).
Lo Stato spagnolo non resta al margine di questo conflitto e partecipa come un’altra potenza imperialista alla carneficina, alla spartizione e alla rapina. Tutto questo, il pericolo di guerra, l’appoggio da parte del complesso militare e informativo della NATO all’apparato repressivo e all’esercito spagnolo, le spese militari che ricadono sulle classi popolari e la possibilità di utilizzo dei nostri giovani, come carne da cannone in spedizioni aggressive dell’imperialismo, sono problemi, tra gli altri, che coinvolgono milioni di persone. Questa situazione sta dando luogo ad un ampio movimento di protesta e rifiuto che conta non solo sulla partecipazione della classe operaia e della gioventù (suo vero motore e sostegno), ma anche di altri importanti settori sociali. È in questo modo che il movimento contro il militarismo, contro le basi yankee installate sul nostro territorio e contro la NATO, si sta vincolando sempre più all’insieme del movimento di resistenza che lotta per l’abbattimento del regime e dei pilastri che lo sostengono.
Nell’ambito del capitalismo, non potremo mai evitare le sue tendenze aggressive e imperialiste; prima bisogna farla finita con le cause e il potere che le alimenta e origina. Per questo motivo, se la lotta contro l’imperialismo fosse sprovvista di obbiettivi rivoluzionari, non otterrebbe altro, nel migliore dei casi, che qualche promessa da parte del governo. Da ciò consegue che, senza scartare che durante la lotta si possa far retrocedere le forze imperialiste, dobbiamo considerare che solo l’abbattimento del regime dei monopoli sarà ciò che, in ultima istanza, smantellerà le basi yankee nel nostro paese, ci allontanerà dal blocco imperialista e, infine, indebolirà la reazione mondiale.
Noi consideriamo che, attualmente, esistono tre fronti di lotta contro l’imperialismo: il fronte composto dai paesi socialisti, il fronte formato dai popoli e dalle nazioni oppresse e il fronte di lotta che si trova all’interno degli stessi paesi imperialisti. Questi tre fronti fanno parte della stessa lotta generale contro l’imperialismo e la reazione e si appoggiano e complementano a vicenda.
Lo sviluppo della lotta di classe in ogni paese, specialmente la lotta rivoluzionaria del proletariato, costituisce uno dei fattori più importanti per la disintegrazione imperialista. Oggi, l’imperialismo degli USA e il loro strumento militare, la NATO, continuano ad essere il principale nemico di tutti i popoli del mondo i quali devono, pertanto, mantenersi all’erta e concentrare tutte le loro forze contro essi. Orbene, di fronte all’eventualità che scoppi una terza guerra mondiale, il proletariato rivoluzionario non farà distinzioni tra le fazioni contendenti in quanto, dato il corso degli eventi, questa avrà sicuramente da entrambe le parti un carattere di guerra imperialista, ingiusta e di rapina.
Il Partito si oppone alla guerra imperialista. E, nel caso che questa si verifichi, dovrà dichiararsi disfattista; vale a dire, difenderà e farà quanto possibile per ottenere la sconfitta dello Stato della nostra stessa borghesia e la trasformazione della guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria.
Gli interessi della classe operaia sono gli stessi in tutti i paesi. Con l'estensione a livello mondiale del modo di produzione capitalista si rafforza la relazione di interdipendenza degli operai dei diversi paesi e acquisisce un significato ancora maggiore il principio secondo il quale il comunismo può vincere solo come rivoluzione mondiale. In base a questo principio, il PCE(r) si dichiara parte integrante del Partito internazionale del proletariato.
Nella situazione di crisi generalizzata dell'imperialismo e di grave pericolo di guerra, diventa tanto più necessaria e perentoria che mai l’unità degli operai, dei popoli e delle nazioni oppresse di tutto il mondo, per portare avanti fino alle sue estreme conseguenze, la lotta contro la borghesia monopolista e l’imperialismo. In questo ampio fronte di lotta, la classe operaia, i partiti e le organizzazioni comuniste si distinguono come la forza principale e più decisamente rivoluzionaria. Anche gli Stati socialisti occupano un posto di rilievo, quindi non possono essere considerati isolatamente, in quanto fanno parte della rivoluzione mondiale, alla quale devono servire come avamposto e mezzo per accelerarne lo sviluppo.
È in base a questa concezione che il proletariato rivoluzionario deve affrontare la duplicità dei suoi compiti nazionali e internazionali. Esiste solo un internazionalismo effettivo -spiegava Lenin- che consiste nell’impegnarsi per lo sviluppo del movimentorivoluzionario e della lotta rivoluzionaria all’interno del proprio paese e nell’appoggiare (per mezzo della propaganda, con l’aiuto morale e materiale) questa lotta, questa linea di condotta e solo questa in tutti i paesi senza eccezione (6).
Oggi più che mai è assolutamente valida l'idea che gli operai non hanno patria. Tuttavia, sin quando esistano gli Stati capitalisti e le differenze nazionali, la lotta tra sfruttati e sfruttatori continuerà ad avere un quadro nazionale o statale. La rivoluzione è una questione del popolo di ogni paese e la sua realizzazione dipende dal suo grado di maturità politica. Questo non esclude la necessità di un organismo che rappresenti il grande esercito del proletariato internazionale.
Rispetto a ciò consideriamo un fattore positivo l'aspirazione alla costituzione di un centro rivoluzionario mondiale, la cui necessità si fa’ sentire sempre di più. Tuttavia, ciò non può supporre il ripetersi di vecchi errori. L’unità della tattica internazionale del movimento operaio comunista di tutti i paesi, diceva Lenin, esigerà, non la soppressionedella diversità, non la soppressione delle peculiarità nazionali (cosa che, attualmente, è unsogno assurdo) ma una applicazione tale dei principi fondamentali del comunismo... che modifichi opportunamente questi principi nei loro particolari, che li adatti, che li applichi opportunamente alle particolarità nazionali e nazional-statali (7). D’accordo con questa tattica, e seguendo la formula applicata dalla I Internazionale, ci sembra più opportuno creare una centrale di orientamento, comunicazione e cooperazione internazionale, che renda possibile il mutuo appoggio e lo scambio di esperienze tra le organizzazioni e i partiti comunisti di tutto il mondo e che sia capace, allo stesso tempo, di organizzare azioni congiunte.
Tra la società capitalista e la società comunista -scrive Marx– vi è il periododella trasformazione rivoluzionaria dell’una nell’altra. Ad esso corrisponde anche un periodopolitico di transizione, il cui Stato non può essere altro che la dittatura rivoluzionaria del proletariato (8).
La classe operaia non può semplicemente appropriarsi dello Stato borghese, consacrato alla salvaguardia della proprietà privata capitalista e a reprimere i lavoratori, per metterli al proprio servizio (come fecero i rivoluzionari borghesi con l’apparato feudale), ma deve distruggere la macchina burocratica e militare borghese che lo sostiene e instaurare, tramite la dittatura rivoluzionaria, il proprio Stato di democrazia operaia. Lo Stato della dittatura del proletariato che reprime e limita i diritti della minoranza sfruttatrice, presuppone -in opposizione alla democrazia borghese o dittatura capitalista- un maggior grado di democrazia e libertà che i lavoratori non avevano mai raggiunto.
La dittatura rivoluzionaria del proletariato, in relazione ai compiti che si devono affrontare durante questa tappa di trasformazione rivoluzionaria della società di classe in un’altra senza classi o comunista, dovrà necessariamente prolungarsi per lungo periodo storico. Questo durerà finché non saranno abolite le classi, finché non verranno sovvertite le idee derivanti da questi rapporti sociali e finché lo Stato di classe non svanisca come una forma del passato.
Come accade nel capitalismo, nel socialismo la società avanza sotto la spinta delle sue stesse contraddizioni interne. Questa è una legge universale. Nel socialismo continuano ad esistere le classi e la lotta di classe, la contraddizione tra le forze produttive e i rapporti di produzione, la contraddizione tra la base economica e la sovrastruttura politica e ideologica, la contraddizione che mette di fronte il proletariato alla borghesia e altre contraddizioni. Tra tutte queste, e durante tutto il periodo socialista, la contraddizione principale della società è quella che pone di fronte il proletariato alla borghesia, anche se detta contraddizione può rivestire un diverso carattere e adottare forme differenti.
Il Partito Comunista dovrà studiare il carattere o la natura di tutte e ciascuna di queste contraddizioni per dare loro una giusta soluzione. In particolare dovrà tenere in considerazione che, nel socialismo, così come insegna Mao, esistono due tipi di contraddizioni sociali: contraddizioni tra noi e il nemico e contraddizioni in seno al popolo. Questi due tipi di contraddizioni sono di natura distinta [...] Le contraddizioni tra noi e ilnemico sono antagonistiche. Quanto alle contraddizioni in seno al popolo, quelleche esistono all’interno delle masse lavoratrici, non sono antagonistiche. Di conseguenza, le contraddizioni tra noi e il nemico e le contraddizioni in seno al popolo, essendo di natura diversa, devono essere risolte con metodi differenti: per le prime, i metodi coercitivi, ladittatura; per le seconde -per il popolo- l'educazione e la persuasione, ovvero, la democrazia (9).
Finché la tappa storica socialista non si esaurisca, la classe operaia dovrà servirsi dello Stato per esercitare la sua dittatura, al fine di sconfiggere le classi sfruttatrici, le quali, come dice Lenin, opporranno una resistenza lunga, ostinata, disperata e continueranno inevitabilmente a conservare speranze di restaurazione, speranze chesi convertono in tentativi di restaurazione (10).
All’inizio, dopo il suo abbattimento, la borghesia, i latifondisti, gli intellettuali borghesi, ecc., perdono il loro potere politico, la loro organizzazione, ma non scompaiono in quanto classe. Nel socialismo, la borghesia continua a riprodursi incontrollatamente, nel modo antico, tanto per quanto riguarda la base economica (attraverso la piccola produzione), quanto riguarda alla sovrastruttura (attraverso le vecchie idee, la forza dell’abitudine, ecc.); però, acquista anche altre connotazioni nuove, dato che si situa nella burocrazia dello Stato e nel Partito, da dove cerca di eliminare la direzione e di cambiare la linea politica rivoluzionaria. Se questo dovesse accadere, lo sviluppo socialista si blocca e le contraddizioni della società non tardano a diventare antagonistiche. Per tutto ciò è indispensabile esercitare in tutti i campi la dittatura sulla borghesia e mettere in pratica la lotta di classe. Rispetto a ciò, sintetizzando tutta l’esperienza positiva e negativa della costruzione del socialismo, Mao Tse-tung affermava che la direzione del processo rivoluzionario doveva partire sempre dal primato della direzione politica e ideologica del Partito.
Una volta stabilita la dittatura del proletariato, il Partito dovrà centrare la sua attenzione per risolvere la contraddizione che è insita nell’esistenza stessa dello Stato socialista. Questa situazione contraddittoria fa evidente perché, da un lato, lo Stato costituisce lo strumento della dittatura del proletariato per schiacciare la controrivoluzione e organizzare la nuova società e, dall’altro, diventa il principale baluardo di tutto quello che resta di vecchio e di caduco nella società. Da ciò la necessità di marciare sempre avanti, verso il comunismo e la totale estinzione dello Stato; che le masse, dirette dal proletariato e dal Partito Comunista, esercitino uno stretto controllo sugli organismi statali e che effettivamente siano, e non solo a parole, quelle che assumono la direzione di tutte le sfere della vita economica, politica , culturale, amministrativa, ecc., al fine di contrastare la tendenza ad assorbire da parte dello Stato e ridurre le sue funzioni al minimo. Questo obiettivo, naturalmente, non si potrà raggiungere totalmente finché non spariscano completamente le classi e i conflitti di classe che impongono l’esistenza dello Stato come organismo speciale di repressione. Solo nel momento in cui la dittatura del proletariato diverrà non più necessaria, lo Stato non avrà più ragione di esistere. Il primoatto con cui lo Stato si presenta realmente come rappresentante di tutta la società, cioè la presa di possesso di tutti i mezzi di produzione in nome della società, è ad un tempo l’ultimo suo atto indipendente in quanto Stato. L'intervento di una forza statale nei rapporti sociali diventa superfluo successivamente in ogni campo e poi si assopisce da sé. Al posto del governo sulle persone appare l'amministrazione delle cose e la direzione dei processi produttivi. Lo Stato non viene abolito: esso si estingue (11).
Una condizione essenziale affinché questo processo di estinzione dello Stato si sviluppi sarà l’esistenza di un movimento comunista di massa, diretto e spronato da un Partito comunista che continui ad agire come autentica avanguardia e che, per conseguirlo, si mantenga vigilante di fronte allo Stato, con l'obiettivo di garantire il superamento dei problemi e l’avanzamento ininterrotto verso il comunismo. Con questo fine il Partito deve esercitare la sua azione dall’alto (dagli organi dello Stato e dal Governo, senza identificarsi né lasciarsi mai assoggettare da essi) e, contemporaneamente, fare pressioni dal basso, promuovendo la partecipazione e la lotta delle masse, senza perdere di vista gli obiettivi ultimi del comunismo. Diversamente, queste posizioni verranno occupate dal revisionismo e dalla nuova classe borghese che, nel socialismo, nasce dai vecchi rapporti di produzione e dalla burocrazia i cui interessi altri non sono se non quelli di perpetuare i rapporti di sfruttamento e oppressione sulle masse popolari.
Cosciente di ciò, il Partito, in quanto nucleo dirigente di tutto il processo rivoluzionario, basa la sua strategia sul movimento delle masse e sul mantenimento del più stretto legame con esse; promuove la loro capacità creativa; si appella a esse per la difesa ferma e conseguente delle conquiste rivoluzionarie di fronte alle mire di restaurazione della vecchia e nuova borghesia e si assoggetta alla critica aperta delle masse, quale importante mezzo per correggere i suoi inevitabili errori.
Dopo la presa del potere politico da parte della classe operaia, i settori fondamentali dell’economia passano nelle mani dello Stato sotto forma di proprietà di tutto il popolo; si stabilisce il controllo operaio sulla produzione e le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori hanno un deciso miglioramento. Questo pregiudica il problema dei rapporti di produzione. Tuttavia, con esso, i vecchi rapporti di proprietà capitalista non sono eliminati totalmente; insieme alla proprietà di tutto il popolo coesistono per qualche tempo altre forme di proprietà. Da lì che uno degli obiettivi fondamentali della lotta che ha luogo nel socialismo consista, esattamente, nel trasformare queste forme di proprietà privata nelle due forme fondamentali di proprietà socialista -la proprietà di tutto il popolo e la proprietà collettiva delle cooperative-, al fine di continuare ad approfondire il processo di trasformazione di queste ultime in una sola, la proprietà di tutto il popolo.
Nel socialismo, la proprietà sociale sui mezzi di produzione condiziona la necessità oggettiva dello sviluppo pianificato e proporzionale dell’economia. Questa é una delle leggi economiche fondamentali della transizione al comunismo.
La legge del massimo profitto, l’anarchia nella produzione e la legge del valore, quali fattori che regolano spontaneamente l’economia nel capitalismo, spariscono nell’economia socialista non appena si sopprime il carattere privato della proprietà sui mezzi di produzione. Nel socialismo, si deve armonizzare la proprietà sociale sui mezzi di produzione con il carattere sociale della produzione. Su questa base si stabilisce lo sviluppo pianificato e proporzionale dell’economia, che rende possibile l’elaborazione e la messa in pratica dei piani di produzione e di distribuzione.
La pianificazione adegua una serie di misure economiche, politiche e ideologiche che, sebbene riflettano una realtà oggettiva, agiranno su essa per trasformarla. In questo risiede l’importanza relativa e il primato della politica sull’economia.
Nel socialismo non possono esistere le stesse leggi di sfruttamento, la concorrenza e il commercio capitalisti, né il mercato e la concorrenza capitalista possono determinare i prezzi. Nel socialismo, sono la politica e la pianificazione economica -orientate secondo gli interessi a breve e lungo termine delle masse- i veri regolatori. Ciò obbedisce al grado di sviluppo raggiunto dalle forze produttive sociali. Nella società socialista, lo sviluppo economico è inseparabile dallo sviluppo sociale e culturale generale; è un processo economico, sociale, politico, tecnologico, ideologico, ecc., che deve essere accompagnato, inoltre, dallo stabilirsi di nuovi rapporti economici internazionali.
I rapporti di produzione non includono solo i sistemi di proprietà, ma anche i rapporti umani nel lavoro e il sistema di distribuzione. Il socialismo, come società di transizione, eredita dal capitalismo la divisione del lavoro, che si trova presente nella contraddizione esistente tra campagna e città (nella separazione tra il lavoro industriale e il commercio, da una parte, e il lavoro agricolo dall’altra), così come tra il lavoro manuale e il lavoro intellettuale. Per il resto, il perdurare del diritto borghese, espresso nel principio di distribuzione a ciascuno secondo il suo lavoro, e la tendenza che si osserva in determinati settori della società a violarlo e a creare nuovi strati di privilegiati, impongono allo Stato di farsi carico con fermezza del compito di impedire l’applicazione abusiva di detto principio e la regolazione del diritto borghese fino a farlo scomparire. Tutto questo è inseparabile dalla lotta politica e ideologica (la lotta contro le vecchie idee, le vecchie abitudini e usanze, ecc.). È in questo modo che si manifestano le contraddizioni tra le forze produttive e i rapporti di produzione, così come quella che contrappone la base economica con la sovrastruttura politica e ideologica. Anche se è certo che, nel socialismo, la rivoluzione stabilisce un certo equilibrio o corrispondenza tra esse, questo fattore è solo parziale e relativo, in quanto lo squilibrio è assoluto e determina lo sviluppo costante dei rapporti di produzione.
L’instaurazione della dittatura del proletariato è la premessa fondamentale per la demolizione dei vecchi rapporti e della loro sostituzione con altri nuovi, ma questo si otterrà solo attraverso una lunga ed esacerbata lotta di classe, lotta che si verifica fondamentalmente nel dominio della sovrastruttura e che deve includere tutti gli aspetti della vita. Questo é così perché l’appropriazione da parte dei produttori dei mezzi fondamentali di produzione non provoca automaticamente i cambi corrispondenti nei nuovi rapporti di produzione né, di conseguenza, nella sovrastruttura legata a esse, nelle quali la borghesia rovesciata, ma non ancora vinta, detiene il suo ultimo dominio ereditario.
La frontiera tra il socialismo e il comunismo non si trova nella linea di demarcazione tra il sistema di proprietà collettiva e il sistema di proprietà di tutto il popolo. In questo senso, Lenin espose chiaramente che ...dando inizio alle trasformazioni socialiste, noidobbiamo definire chiaramente lo scopo a cui sono, in definitiva, volte queste trasformazioni, e cioè lo scopo di creare una società comunista, che non si limita soltanto all’espropriazione delle fabbriche, della terra e dei mezzi di produzione, che non si limita soltanto a un rigoroso inventario e controllo della produzione e della distribuzione deiprodotti, ma che vada oltre, verso l’attuazione del principio: ‘da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni’ (12).
Questo vada oltre cui si riferisce Lenin comprende la trasformazione e lo sviluppo integrale dell’uomo, per cui è imprescindibile la formazione di un movimento comunista di massa. Solo questo giustifica storicamente la tappa di transizione socialista.
Le prime esperienze di questa nuova rivoluzione, che Lenin definiva come più difficile, più essenziale, più radicale e più decisiva che l’abbattimento della borghesia, èuna vittoria ottenuta sulle proprie abitudini e l’indisciplina, sull’egoismo piccolo borghese, esu tutte quelle abitudini che il maledetto capitalismo ha lasciato in eredità all’operaio e alcontadino" (13), sono stati i sabati comunisti. Lenin estrasse anche gli insegnamenti essenziali di quelle prime gesta del futuro dell’umanità, segnalando tra le altre cose: il ‘comunista’ comincia solo quando appaiono i sabati comunisti, ovvero il lavoro gratuito diindividui non soggetti a norme da nessun potere, da nessuno Stato, a favore della societàsu grande scala (14).
L’idea che concepisce lo sviluppo della nuova società socialista in termini di sviluppo delle forze produttive, utilizzando a tale scopo solo la tecnica e gli incentivi materiali è la concezione della borghesia che il revisionismo moderno ha utilizzato. Non deve sorprendere, quindi, che abbia portato numerosi paesi al ristagno, alla bancarotta economica, politica, sociale e morale e che, alla fine, la borghesia abbia imposto nuovamente su essi la sua dittatura di classe. Tale disastro è potuto succedere perché, in realtà, il revisionismo non rappresenta interessi diversi a quelli della classe borghese e dell’imperialismo, non si propone di farla finita con lo sfruttamento e, di conseguenza, non potrà mai eliminare gli ostacoli che appaiono nella via della transizione al comunismo.
Uno dei fatti più chiari, che mette in luce la politica revisionista borghese, è quello che fa degli incentivi materiali il movente principale per l’incremento della produzione dei lavoratori, così come la motivazione essenziale delle sue attività sociali e politiche. Nella lotta contro il revisionismo, Mao ha fatto leva su quanto sia sbagliata e dannosa tale politica, argomentando che: anche se si ammette che l’incentivazione materiale è unmezzo importante, essa non può assolutamente essere l’unico mezzo. Deve essercene unaltro: quello dell’incentivazione dello spirito nel campo politico-ideologico. Inoltre, l’incentivazione materiale non può essere trattata unicamente in termini di interessi personali. Deve anche essere trattata in termini di interessi collettivi, di primato degli interessi collettivi sugli interessi personali, di priorità degli interessi a lungo terminesugli interessi immediati (15).
L’interesse materiale concepito dal punto di vista di determinate individualità non fa che riprodurre la divisione del lavoro su cui si appoggia e, lungi da eliminare le contraddizioni esistenti tra diversi settori della società, le aggrava ancora di più, quindi la specializzazione, l’elevazione delle conoscenze, lo studio, ecc. avrebbero come obiettivo per ciascuna persona il trarne vantaggi individuali e non il servire la comunità. L’esperto, l’intellettuale, il funzionario, si sganciano così dal resto della comunità per preservare i loro interessi particolari, il loro status e tendono a consolidare i vecchi rapporti di produzione capitalista.
Il revisionismo rompe il rapporto tra gli interessi collettivi e l’interesse individuale, assumendo quest’ultimo come elemento decisivo della produzione e dell’esistenza della società stessa, elimina la coscienza politica come forza motrice e come movente degli individui, la cui attenzione dovrebbe essere volta alla costruzione del comunismo. In realtà, in questo modo, si rinuncia anticipatamente a quel futuro, per non prendere in considerazione che l’individuo costituisce un elemento della collettività e che gli interessi individuali migliorano man mano che progrediscono gli interessi pubblici (16).
Anche se è vero che, nella società socialista, il lavoro ancora non costituisce per tutti la prima necessità vitale, non per questo sarà in base all’esclusivo interesse materiale che si creeranno i nuovi rapporti di produzione, bensì mediante l’educazione e la mobilitazione volontaria delle masse affinché realizzino il lavoro e la distribuzione comunista. L’uomo, per mezzo della produzione e dalla lotta politico-sociale, trasforma la natura e la società è, a sua volta, trasforma se stesso. Il socialismo, abolendo lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, crea le premesse per la formazione della personalità universale (che si raggiungerà nel comunismo) sulla base delle nuove condizioni economiche e sociali, dell’educazione ideologica, politica e morale. Questa necessità ha fatto concepire a Mao Tse-tung la Rivoluzione Culturale Proletaria, che viene a costituire, insieme alle trasformazioni dei sistemi di proprietà e allo sviluppo della produzione e della cultura, una delle condizioni essenziali per il passaggio al comunismo.
Il lavoro comunista e l’emulazione, che mettano in tensione l’iniziativa audace delle masse e il loro spirito intraprendente, sono le basi imprescindibili per l’introduzione di nuovi rapporti di produzione. Queste basi permetteranno di realizzare ulteriori passi ugualmente necessari per farla finita con le classi sociali, come l’integrazione di intellettuali, tecnici, quadri e operai in gruppi di lavoro manuale e intellettuale, l’industrializzazione rurale che consenta la formazione di contadini-operai e la soppressione della contraddizione tra la città e la campagna. Solamente con questa strada può essere superata la divisione del lavoro e possono essere creati rapporti di produzione che corrispondano alle forze produttive del comunismo.
In questo modo nascerà l’uomo nuovo, l’uomo universale, in consonanza con le trasformazioni economiche che, per via rivoluzionaria e attraverso la presa del potere da parte del proletariato, lasceranno il capitalismo nell’infanzia della storia realizzata coscientemente dagli uomini stessi.
Note:
(5) Lenin, L’imperialismo fase superiore del capitalismo.
(6) Lenin, I compiti del proletariato nella nostra rivoluzione.
(7) Lenin, L’estremismo, malattia infantile del comunismo.
(8) K. Marx: Critica al programma di Gotha.
(9) Mao Tse-tung, Sul trattamento corretto delle contraddizioni in seno al popolo.
(10) Lenin, La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky.
(11) F. Engels, Anti-Dühring, citato da Lenin in Stato e rivoluzione
(12) Lenin, VII Congresso straordinario del PC(b).
(13) Lenin, Una grande iniziativa.
(14) Lenin, Resoconto riguardo i sabati comunisti.
(15) Mao Tse-tung, Note di lettura del Manuale di Economia Politica dell’Accademia di scienze dell’URSS.
(16) Idem.